L'OMBELICO DEL CUOCO
(o come direbbe Pupo...su di noi nemmeno una nuvola)
giovedì 3 febbraio 2011
Quando la realtà supera la fiction
Luca Barbareschi è un attore, diventato con il tempo anche regista, produttore, imprenditore ed infine (per ora) uomo politico.
Culturalmente vicino alla destra, nel 2008 si fa eleggere nel PDL, come tutti non votato dagli elettori, ma prescelto dal capo, nello specifico Silvio Berlusconi.
In perfetta coerenza con il Cavaliere e le truppe di assalto pidielline, non ci pensa nemmeno a sentire un briciolo di imbarazzo nell’incarnare l’ennesimo conflitto di interesse, e nonostante la sua attività parlamentare continua a fare anche il produttore, con la propria casa di produzione, la Casanova Multimedia. Quest'ultima si occupa di contenuti e format per il cinema e la televisione, e propone progetti a Rai e Mediaset, che come è noto a tutti non dipendono affatto dalla politica, dal governo o del Cavaliere stesso.
Ma ad un certo punto l’idillio si interrompe, forse perché in Mediaset rifiutano le sue fiction, ed arriviamo a luglio, quando lascia il gruppo parlamentare del PdL alla Camera, per seguire Gianfranco Fini che dà vita a Futuro e Libertà.
Sin dai primissimi giorni di Futuro e Libertà il nostro Luca si distingue per la passione degli interventi in tutte le sedi possibili, dibattiti televisivi, dibattiti per la mozione di sfiducia, interviste ai giornali, etc. etc….memorabile il suo discorso del 7 novembre al meeting che ha lanciato Futuro e libertà. Fu lui a introdurre Gianfranco Fini, in un intervento appassionato e più volte interrotto dalla commozione.
Per chiarezza, parliamo del 7 novembre 2010, non del 7 novembre del 1990….
Adesso, primo febbraio 2010, il nostro Luchino ci ha ripensato…si è accorto che Futuro e Libertà non è più il posto adatto in cui continuare la sua battaglia politica, in cui portare avanti le sue idee innovative, i nobili ideali che l’hanno spinto a fare politica…folgorato da un’illuminazione divina, a fatto ritorno ad Arcore per confrontare le sue idee con l’unico in grado di apprezzarle, l’ottimo Premier Silvio Berlusconi.
Intervistato da Cruciani alla Zanzara, oltre a confermare che il Berlusca è pronto ad offrirgli qualsiasi incarico in cambio del suo ritorno nel PDL, raggiunge vette di faccia tosta da record, quando dice di aver sempre stimato Berlusconi, essendo contrario solo al Berlusconismo!!
Adesso sembra che stia meditando il grande gesto: abbandonare il Parlamento, in modo da lasciare il posto ad un fedelissimo di Silvio (+ 1 per il govermo quindi -1 per il terzo polo) in cambio di qualche incarico prestigioso in qualche ente….
La cosa bella, è che il nostro Luca, nel 2002 scrisse, diresse ed interpretò un film (non molto visto a dire il vero…) il cui titolo rappresentava già il suo programma politico..Il Trasformista.
Il protagonista, interpretato da Barbareschi, impegnato ambientalista, durante una manifestazione viene ripreso in diretta tv, e notato da un politico che ne vuole sfruttare la notorietà per i suoi fini. Dopo una convincente campagna elettorale, Viganò viene eletto in Parlamento, ma quando si accinge a proporre leggi che salvaguardino l'ambiente, si scontra con l'ostilità dei politici di professione e il conformismo dei salotti romani. Per rimanere a galla, è costretto a mentire a se stesso e ai suoi elettori, diventando in tutto e per tutto simile ai personaggi che prima combatteva.
Nella realtà, il grande Barbareschi è andato molto oltre…
venerdì 5 dicembre 2008
Alta fedeltà (in cucina)
Rob Fleming è il protagonista del romanzo di Nick Hornby “Alta Fedeltà”, libro che ho letto 4-5 anni fa e che ho amato molto….di recente mi è tornato in mente spesso, e penso che lo rileggerò a breve, per cogliere nuove suggestioni e sfumature indotte dallo stato d’animo del momento…
Rob, trentacinquenne, è il proprietario di un negozio di vinili nella fervida north side londinese. E proprio la musica detiene un posto d'onore, diventando il filtro tramite cui Rob affronta la vita, un decisivo metro di paragone che codifica situazioni e stati d'animo, classificando sentimenti ed emozioni in una continua top five, una hit list importante e decisiva per il protagonista, per inquadrare la realtà e dare giudizi di valore.
Rob infatti si diverte a stilare top five su ogni possibile argomento: migliori libri, migliori film, migliori canzoni e “migliori” fregature sentimentali.
La lettura, la musica, la cucina…tre passioni della mia vita; ci ho pensato, e subito mi è scattata l’idea di preparare la Top Five, dei pezzi che più mi piace ascoltare mentre cucino…perché le due cose vanno assolutamente e indissolubilmente insieme, non c’è volta che mi metto ai fornelli senza ascoltare musica, sparata a palla dalla stereo, ascoltata nelle cuffie del i-pod, o magari riprodotta dal pc aperto sulla ricetta di qualche blog che sto seguendo.
Il problema è che fare una buona compilation non è mica facile..
“Fare una cassetta è come scrivere una lettera - è tutto un cancellare e ripensarci e ricominciare daccapo (…). Registrare una buona compilation per rompere il ghiaccio non è mica facile. Devi attaccare con qualcosa di straordinario, per catturare l’attenzione, poi devi alzare un filino il tono, o raffreddarlo un filino, e non devi mescolare musica nera con musica bianca, a meno che la musica bianca non sembri nera, e non devi mettere due canzoni dello stesso cantante di seguito, a meno che non imposti tutto il nastro a coppie e… beh, ci sono un sacco di regole“.
E’ vero. Soprattutto quando si prepara una compilation per un'altra persona, è come quando si prepara un tema, un racconto personale, un post da pubblicare sul blog…praticamente si mostra un lato intimo di se stessi, solo che si parla attraverso la musica di altri.
Ad esempio preparare una compilation per una ragazza che ti piace è il vertice massimo della difficoltà, il momento che richiede il massimo impegno ed una dottrina quasi maniacale per applicare le tante regole necessarie per partorire un risultato memorabile. C’è la convinzione che se lavori bene, lei coglierà il tuo animo nobile, che amerà come te la traccia numero uno, che capirà quanto lavoro c’è stato dietro, insomma che ti amerà solo perchè sei stato capace di creare una compilation simile.
E invece, bisogna rassegnarsi alla dura realtà: quel passaggio nella traccia 4, quella frase che per te è un palese riferimento ai tuoi sentimenti per lei, che chiaramente rimanda allo stato attuale del vostro rapporto, che lei dovrebbe quindi avere chiaro in mente la prima volta che vi incontrate dopo l’ascolto della compilation… beh, non lo coglierà mai!!
Di recente mi ci sono cimentato in questa fatica, ed ovviamente il risultato non ha smentito le attese…più che altro non pervenuto!
Diciamo che questa volta allora, ho voglia di affrontare un compito un po’ più (relativamente) semplice, poiché tralasciando le pene del cuore, mi creo questa top five principalmente per me, per ascoltarla mentre spadello, fatta apposta per i momenti sereni passati alle prese con i fornelli, ed ha una valenza generale, non è associabile a nessuno nè a qualche piatto in particolare (..già, la prossima sfida potrebbe essere trovare l’abbinamento perfetto cibo-musica…chissà…)
Ecco perciò la mia personalissima top five del momento..buon ascolto e buona cucina a tutti.
Rob, trentacinquenne, è il proprietario di un negozio di vinili nella fervida north side londinese. E proprio la musica detiene un posto d'onore, diventando il filtro tramite cui Rob affronta la vita, un decisivo metro di paragone che codifica situazioni e stati d'animo, classificando sentimenti ed emozioni in una continua top five, una hit list importante e decisiva per il protagonista, per inquadrare la realtà e dare giudizi di valore.
Rob infatti si diverte a stilare top five su ogni possibile argomento: migliori libri, migliori film, migliori canzoni e “migliori” fregature sentimentali.
La lettura, la musica, la cucina…tre passioni della mia vita; ci ho pensato, e subito mi è scattata l’idea di preparare la Top Five, dei pezzi che più mi piace ascoltare mentre cucino…perché le due cose vanno assolutamente e indissolubilmente insieme, non c’è volta che mi metto ai fornelli senza ascoltare musica, sparata a palla dalla stereo, ascoltata nelle cuffie del i-pod, o magari riprodotta dal pc aperto sulla ricetta di qualche blog che sto seguendo.
Il problema è che fare una buona compilation non è mica facile..
“Fare una cassetta è come scrivere una lettera - è tutto un cancellare e ripensarci e ricominciare daccapo (…). Registrare una buona compilation per rompere il ghiaccio non è mica facile. Devi attaccare con qualcosa di straordinario, per catturare l’attenzione, poi devi alzare un filino il tono, o raffreddarlo un filino, e non devi mescolare musica nera con musica bianca, a meno che la musica bianca non sembri nera, e non devi mettere due canzoni dello stesso cantante di seguito, a meno che non imposti tutto il nastro a coppie e… beh, ci sono un sacco di regole“.
E’ vero. Soprattutto quando si prepara una compilation per un'altra persona, è come quando si prepara un tema, un racconto personale, un post da pubblicare sul blog…praticamente si mostra un lato intimo di se stessi, solo che si parla attraverso la musica di altri.
Ad esempio preparare una compilation per una ragazza che ti piace è il vertice massimo della difficoltà, il momento che richiede il massimo impegno ed una dottrina quasi maniacale per applicare le tante regole necessarie per partorire un risultato memorabile. C’è la convinzione che se lavori bene, lei coglierà il tuo animo nobile, che amerà come te la traccia numero uno, che capirà quanto lavoro c’è stato dietro, insomma che ti amerà solo perchè sei stato capace di creare una compilation simile.
E invece, bisogna rassegnarsi alla dura realtà: quel passaggio nella traccia 4, quella frase che per te è un palese riferimento ai tuoi sentimenti per lei, che chiaramente rimanda allo stato attuale del vostro rapporto, che lei dovrebbe quindi avere chiaro in mente la prima volta che vi incontrate dopo l’ascolto della compilation… beh, non lo coglierà mai!!
Di recente mi ci sono cimentato in questa fatica, ed ovviamente il risultato non ha smentito le attese…più che altro non pervenuto!
Diciamo che questa volta allora, ho voglia di affrontare un compito un po’ più (relativamente) semplice, poiché tralasciando le pene del cuore, mi creo questa top five principalmente per me, per ascoltarla mentre spadello, fatta apposta per i momenti sereni passati alle prese con i fornelli, ed ha una valenza generale, non è associabile a nessuno nè a qualche piatto in particolare (..già, la prossima sfida potrebbe essere trovare l’abbinamento perfetto cibo-musica…chissà…)
Ecco perciò la mia personalissima top five del momento..buon ascolto e buona cucina a tutti.
martedì 2 dicembre 2008
Friarelli d'Italia
Si va dai classici mozzarella e prosciutto (con variante mozzarella e pomodoro primaverile) ai più innovativi prosciutto e salmone (..vi giuro che il mio vicino ne avevo uno preparato così..); ci sono poi quelli che si portano i panini cosiddetti “due tempi”, nel senso che sono talmente grandi (più che un panino in effetti si tratta di un mezzo “palatone”) che di solito il proprietario ne addenta una prima metà prima che inizi la partita, conserva quello che avanza amorevolmente avvolto da strati di scottex un po’ untuosi, e completa l’opera nell’intervallo fra primo e secondo tempo.
Di solito l’imbottitura di questo genere di panini è strategicamente organizzata in modo da corrispondere a gusti diversi nelle due fasi (ad esempio peperoni e cotoletta per il primo tempo, e melanzane e provola nel secondo).
Ci sono poi quelli più organizzati, che si portano veri e propri pranzi, che vanno dalla mitica frittata di ‘maccheroni ausati’, come la chiama il grande Eduardo De Filippo, alle tortiere con Gattò di patate, fino alle lasagne (..e vi garantisco che una volta mi è capitato anche di vedere una famiglia che si era portato un tiramisù intero..).
Per quanto, il mio preferito, quello che considero il re dei panini da stadio, rimane sempre uno: ‘o panino sacicc’ e friarelli..
Friarelli (con o senza “i” dopo la “r”): sono a sud del Garigliano quelli che a nord dello stesso fiume sono i broccoletti. Chi è a digiuno di cose laziali e campane comprenderà meglio di cosa parlo se preciso che i friarelli-broccoletti altro non sono che le infiorescenze della rapa raccolte prima che sboccino i fiori: quelle che, per capirci, in quasi tutto il resto del nostro paese sono note appunto come “cime di rapa”.In Campania, e specialmente negli orti alle pendici del Vesuvio, si coltivano da sempre quelli sono i migliori friarelli d’Italia.
Anche la pizza con friarelli e salciccie, se è stagione giusta, è notevole in abbinamento alla mozzarella di bufala dop.
E per finire una ricettina facile facile, per gustare questi quei profumati vegetali, le zite spezzate con friarelli:
Ingredienti per 4 persone:
400 gr di friarelli freschi (solo le cime)
320 gr di zite (spezzate a circa 3 cm)
2 dl di olio extravergine d’olivaUno spicchio di aglio PeperoncinoSale
Preparazione: stufare nell’olio i friarelli a crudo con l’aglio e il peperoncino. Lessare le zite in acqua poco salata e levare bene al dente, facendo attenzione a scolare conservando un po’ di acqua di cottura. Condire quindi la pasta dei friarelli a fuoco vivace per un paio di minuti, regolare di sale e servire ben caldi
Letture dal quotidiano: incomprensibili scelte

Sul Messaggero di Roma di ieri c’era la notizia della riapertura di un asilo nido, chiuso per una settimana dopo che erano stati ritrovati escrementi di topo fra i lettini dei bambini.
Ma l’articolo continuava evidenziando la difficile situazione del V Municipio dove sorge il nido.
Per ammissione dello stesso presidente del Municipio, la possibilità di manutenzione degli edifici scolastici, con le risorse a disposizione, è veramente minima. “ Con i fondi che abbiamo a disposizione- spiega il presidente – ovvero un milione e mezzo di euro l’anno, riusciamo a mantenere appena cinque scuole su 130.
Ve bè, dico io, c’è la crisi e si fa quel che si può…se non fosse che giro pagina e trovo un'altra breve notizia…Gianni Alemanno che presenzia alla posa della prima pietra di una nuova parrocchia, la S. Carlo Borromeo.
«Faremo di tutto - ha annunciato il sindaco - perché a Roma possano nascere tutte le parrocchie di cui c' è bisogno. Ci sarà per questo una collaborazione molto stretta con il vicariato - ha assicurato Alemanno - e il Comune appoggerà la realizzazione dei luoghi di culto cristiani con la concessione di terreni».
E non solo, visto che secondo il Messaggero la nuova chiesa sorgerà con un contributo di 490mila euro stanziato dalla Regione Lazio.
Quindi, concludo, i soldi per la manutenzione delle scuole non ci sono, ma per costruire nuove chiese in una città come Roma che ne conta già almeno 350, ci sono.
Qual è la logica, se ce n’è una?
Forse così, se poi succedono le tragedie come quelle del crollo del tetto della scuola di Torino, non ci sono problemi per i funerali….
Ma l’articolo continuava evidenziando la difficile situazione del V Municipio dove sorge il nido.
Per ammissione dello stesso presidente del Municipio, la possibilità di manutenzione degli edifici scolastici, con le risorse a disposizione, è veramente minima. “ Con i fondi che abbiamo a disposizione- spiega il presidente – ovvero un milione e mezzo di euro l’anno, riusciamo a mantenere appena cinque scuole su 130.
Ve bè, dico io, c’è la crisi e si fa quel che si può…se non fosse che giro pagina e trovo un'altra breve notizia…Gianni Alemanno che presenzia alla posa della prima pietra di una nuova parrocchia, la S. Carlo Borromeo.
«Faremo di tutto - ha annunciato il sindaco - perché a Roma possano nascere tutte le parrocchie di cui c' è bisogno. Ci sarà per questo una collaborazione molto stretta con il vicariato - ha assicurato Alemanno - e il Comune appoggerà la realizzazione dei luoghi di culto cristiani con la concessione di terreni».
E non solo, visto che secondo il Messaggero la nuova chiesa sorgerà con un contributo di 490mila euro stanziato dalla Regione Lazio.
Quindi, concludo, i soldi per la manutenzione delle scuole non ci sono, ma per costruire nuove chiese in una città come Roma che ne conta già almeno 350, ci sono.
Qual è la logica, se ce n’è una?
Forse così, se poi succedono le tragedie come quelle del crollo del tetto della scuola di Torino, non ci sono problemi per i funerali….
lunedì 1 dicembre 2008
Si comincia (intro)
Si comincia, e da dove, se non dal titolo...Perché l’ombelico del cuoco?
Guardarsi l’ombelico è pratica divertente e per me ricorrente, guardarsi l'ombelico non porta da nessuna parte, è vero, anche se talvolta è irresistibile.. Già, “guardare il proprio ombelico” non ha mai avuto una connotazione molto positiva, ma direi che fare pratica è importante, proprio per poi imparare a considerare anche l’ombelico degli altri…..
Una volta ho letto un’intervista ad uno psicologo che spiegava che uno dei (tanti) modi per capire se chi ci sta di fronte è colpito o meno da ciò che diciamo, se è più o meno coinvolto dalle nostre proposte e dal nostro modo di porci è guardargli l'ombelico. Quindi, se la persona o le persone con cui stiamo parlando ci guardano in faccia, non basta.Abbassiamo lo sguardo (con discrezione, per carità!) fino alla pancia e verifichiamo se anche l'ombelico "ci guarda", ossia se è puntato dritto verso di noi oppure leggermente girato verso un'altra direzione.
Lo psicologo dice che è un metodo a colpo sicuro: se la pancia non ti guarda, non hai catturato il tuo o i tuoi interlocutori.
Un'altra volta ho letto un articolo sul Corriere della Sera, nel quale un intellettuale francese elencava tra i fenomeni negativi dei nostri tempi anche il proliferare dei blog, definiti come un “planetario guardarsi l’ombelico”, causa di disinformazione in quanto provocherebbero un eccesso di informazioni, più pericoloso della mancanza di notizie e della censura…
Il pensiero dell’amico transalpino mi pare pure giusto, e se qualcuno, leggendo leggendo, quello che posterò penserà (o commenterà, perfino) macchisenefrega? di quello che ci vuole raccontare questo qui, beh non potrò che dargli ragione… Tuttavia io lo apro lo stesso questo blog, convinto che se esiste questo mezzo di comunicazione, se il blog “è e resta un utile strumento per scrivere di cose inutili” , allora usiamolo, esponiamolo l’ombelico come si usa fare nelle nuove generazioni (..ovviamente solo metaforicamente, che se lo facessi per davvero rischierei l’arresto..), ed esponendolo impariamo anche a guardare quello degli altri e capire qualcosa in più di sé e della realtà in cui siamo immersi.

Fare il cuoco poi è il sogno nel cassetto (..altro luogo comune..); amo cucinare da sempre, ed oggi sperimentare, assaggiare e condividere con gli altri piatti e ricette è una delle cose che preferisco fare.
Questo blog nasce principalmente per raccogliere e documentare le ricette sperimentate, pescate dalla rete o da qualcuno dei tanti libri di cucina che mi invadono gli scaffali di casa, o magari che ho provato a rifare dopo aver provato qualcosa di notevole nei ristoranti che ogni tanto (..sempre meno, purtroppo..) frequento.
In realtà, alla fine ci metterò di tutto e di più, in base all’umore, alla attualità ed a quello che mi passa per la testa.
Guardarsi l’ombelico è pratica divertente e per me ricorrente, guardarsi l'ombelico non porta da nessuna parte, è vero, anche se talvolta è irresistibile.. Già, “guardare il proprio ombelico” non ha mai avuto una connotazione molto positiva, ma direi che fare pratica è importante, proprio per poi imparare a considerare anche l’ombelico degli altri…..
Una volta ho letto un’intervista ad uno psicologo che spiegava che uno dei (tanti) modi per capire se chi ci sta di fronte è colpito o meno da ciò che diciamo, se è più o meno coinvolto dalle nostre proposte e dal nostro modo di porci è guardargli l'ombelico. Quindi, se la persona o le persone con cui stiamo parlando ci guardano in faccia, non basta.Abbassiamo lo sguardo (con discrezione, per carità!) fino alla pancia e verifichiamo se anche l'ombelico "ci guarda", ossia se è puntato dritto verso di noi oppure leggermente girato verso un'altra direzione.
Lo psicologo dice che è un metodo a colpo sicuro: se la pancia non ti guarda, non hai catturato il tuo o i tuoi interlocutori.
Un'altra volta ho letto un articolo sul Corriere della Sera, nel quale un intellettuale francese elencava tra i fenomeni negativi dei nostri tempi anche il proliferare dei blog, definiti come un “planetario guardarsi l’ombelico”, causa di disinformazione in quanto provocherebbero un eccesso di informazioni, più pericoloso della mancanza di notizie e della censura…
Il pensiero dell’amico transalpino mi pare pure giusto, e se qualcuno, leggendo leggendo, quello che posterò penserà (o commenterà, perfino) macchisenefrega? di quello che ci vuole raccontare questo qui, beh non potrò che dargli ragione… Tuttavia io lo apro lo stesso questo blog, convinto che se esiste questo mezzo di comunicazione, se il blog “è e resta un utile strumento per scrivere di cose inutili” , allora usiamolo, esponiamolo l’ombelico come si usa fare nelle nuove generazioni (..ovviamente solo metaforicamente, che se lo facessi per davvero rischierei l’arresto..), ed esponendolo impariamo anche a guardare quello degli altri e capire qualcosa in più di sé e della realtà in cui siamo immersi.

Fare il cuoco poi è il sogno nel cassetto (..altro luogo comune..); amo cucinare da sempre, ed oggi sperimentare, assaggiare e condividere con gli altri piatti e ricette è una delle cose che preferisco fare.
Questo blog nasce principalmente per raccogliere e documentare le ricette sperimentate, pescate dalla rete o da qualcuno dei tanti libri di cucina che mi invadono gli scaffali di casa, o magari che ho provato a rifare dopo aver provato qualcosa di notevole nei ristoranti che ogni tanto (..sempre meno, purtroppo..) frequento.
In realtà, alla fine ci metterò di tutto e di più, in base all’umore, alla attualità ed a quello che mi passa per la testa.
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